DIGITAL HEALTHHEALTH & TECHNOLOGY

Digital Therapy: farmaci vs smartphone

Se un software o un’app sono in grado di migliorare i risultati dei pazienti, vanno considerati alla stregua di farmaci?

Quasi. Le Digital Therapies (DTx) sono infatti, per certi versi, veri e propri trattamenti e in alcuni casi richiedono persino la prescrizione di un medico.

Si tratta di terapie particolarmente efficaci per le patologie psicologiche e comportamentali, come ansia, depressione, insonnia, ma anche per malattie come asma, ipertensione, diabete e molto altro ancora.

Secondo una stima effettuata dalla società di ricerca CMR, il mercato globale delle DTx potrebbe addirittura raggiungere i 9 miliardi di dollari entro il 2025.

Negli ultimi 10 anni le terapie digitali hanno fatto passi da gigante, e sfruttando la tecnologia riescono oggi a integrare – o persino sostituire – le terapie tradizionali.

Questo settore della Digital Health è molto più avanti negli Stati Uniti rispetto all’Europa: la Food and Drug Administration – FDA ha stabilito standard e linee guida, con la possibilità per le aziende di fare richiesta ufficiale di approvazione come trattamento sanitario del proprio brevetto, con tanto di eventuale prescrizione medica.

Nel 2018 la FDA ha approvato circa 30 soluzioni terapeutiche digitali, tra le quali spiccano un’app per i pazienti affetti da sclerosi multipla e una per i disordini da abuso di sostanze, realizzate dall’americana Pear Therapeutics.

DTx: quali rischi?

Dunque le Digital Therapies sono in tutto molto simili ai farmaci: come ha spiegato Joel Sangerman, direttore commerciale di Click Therapeutics, l’unica differenza è che il meccanismo d’azione è contenuto nello smartphone invece che in una pillola.
Ma se le DTx sono così simili ai farmaci, allora presentano gli stessi rischi di utilizzo?

L’argomento è stato affrontato al recente convegno annuale DTx East di Boston, sul tema dell’integrazione delle terapie digitali nel sistema sanitario.

I relatori hanno discusso della valutazione del “rischio digitale”, e di come esso – di certo differente da quello dei farmaci tradizionali – potrebbe influenzare in futuro l’approccio a queste app.

Ovviamente le terapie digitali non sono molecole e quindi non possono causare effetti collaterali fisici, ma il fatto stesso che la FDA preveda un’approvazione, significa probabilmente che non dobbiamo dare per scontato che il rischio sia pari a zero.

Il messaggio emerso dal confronto è stato di procedere in ogni caso con cautela e ricordare che questi prodotti possono avere un impatto notevole sui pazienti.

Se da un lato bisogna considerare i grandi vantaggi delle terapie digitali per tipologie di pazienti che non possono assumere certi farmaci, come bambini, donne in gravidanza o anziani, dall’altro vale quanto sottolineato da Randall Kaye, Chief Medical Officer di Click Therapeutics: se il paziente non interagisce correttamente con la terapia digitale, o se la tecnologia non funziona come dovrebbe, potrebbe verificarsi il potenziale peggioramento della patologia.

Una crescita consapevole

Secondo Kaye, la crescita del settore DTx deve avvenire con la piena consapevolezza che all’utilizzo della tecnologia potrebbe essere associato un certo livello di rischio, inteso non come rischio di danno fisico diretto, ma magari come risultato di un’omissione.
L’ingresso della tecnologia nel mondo della salute richiede per questo una grande serietà da parte delle aziende e tutte le parti in causa sono d’accordo nell’auspicare, per il bene e la credibilità del settore stesso, che le regolamentazioni in materia siano sempre più precise.

Fonte Inside Digital Health

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